<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Liberarsi dal risentimento</title>
	<atom:link href="http://passionipoststoria.com/2008/12/24/327/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://passionipoststoria.com/2008/12/24/327/</link>
	<description>Di che appassionarsi, se la nostra Storia è finita?</description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 Apr 2011 11:20:24 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<item>
		<title>Di: Walter Scaldaferri</title>
		<link>http://passionipoststoria.com/2008/12/24/327/#comment-51</link>
		<dc:creator><![CDATA[Walter Scaldaferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 15:52:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://passionipoststoria.com/?p=327#comment-51</guid>
		<description><![CDATA[Non che non mi trovi d&#039;accordo con Federico riguardo il poco spazio concesso alla questione del perdono in Ira e Tempo, ma mi sento di dover dire che forse, se ci aspettiamo di trovare il perdono in una posizione privilegiata, all&#039;interno di un opera che parla del risentimento, è per una certa deformazione cristiana (cattolica) ricevuta. 
E con deformazione non intendo solo quella assunta tramite l&#039;educazione catechistica che non tutti possono dire di aver ricevuto, ma anche attraverso una certa cultura popolare (fatta di film, telefilm, talk show, cartoni e quant&#039;altro) che non perde mai occasione di promuovere la funzione pedagogica del perdono.

Ovviamente il riferimento (esplicito perchè citato spesso da Slotedjik) è Nietzsche, quel Nietzsche &quot;troppo ben educato&quot; per sfuggire alla critica che lui stesso muove allo spirito occidentale. Ci ritroviamo in questo senso a combattere quegli spettri che volevamo definitivamente allontanare.

Credo che Sloterdjik con Ira e Tempo punti invece a sottolineare come anche il perdono, rientri alla fin fine all&#039;interno di un punto di vista escatologico che, in quanto tale, è funzionale alla gestione/conservazione/trasformazione dell&#039;ira. L&#039;ira di tutti quelli che in fondo si sentono in credito nei confronti della società. Inoltre credo che in Ira e Tempo la questione dell&#039;ira sia osservata più sul fronte del desiderio di rivalsa nella società (nei gruppi di persone, come nelle classi sociali) che sul fronte individuale. Anche se le due questioni si sovrappongono certamente.  

Infine penso che Sloterdjik abbia ben in mente il percorso di Nietzsche quando parla dell&#039;ira. Quest&#039;ultimo infatti più che al perdono aveva pensato all&#039;oblio (declinato come probabilmente farebbero gli orientali). Il rischio di una cattiva gestione dell&#039;ira, laddove cerchiamo di perdonare (come giustamente ha osservato Federico non possiamo certo &quot;scegliere&quot; di perdonare così su due piedi), è di rivolgere la rabbia contro noi stessi, sopire quella volontà di potenza che ci direbbe altrimenti di non farci mettere i piedi in testa, di non farci sottomettere.  

Da un punto di vista strettamente personale posso dire che cercare di perdonare mi abbia in alcuni casi sollevato da un peso, in altri spinto solo a rimandare un confronto comunque necessario, altrimenti mi è risultato semplicemente impossibile (o comunque mi ha dato meno soddisfazione che rivalermi). 

C&#039;è comunque un punto di contatto tra perdono e vendetta che non è stato indagato a sufficienza (o non è stato indagato affatto) ovvero quello che Sloterdjik chiama &quot;dono&quot;, &quot;fare dono di sè&quot;. Rispondiamo insomma al torto senza sottrarci all&#039; incontro/scontro con gli altri, persino facendoci avanti noi stessi e chiedendo una risoluzione. Sarebbe allora interessante osservare come si configura questo dono di sè nella società della tecnica, se è ancora veramente possibile.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non che non mi trovi d&#8217;accordo con Federico riguardo il poco spazio concesso alla questione del perdono in Ira e Tempo, ma mi sento di dover dire che forse, se ci aspettiamo di trovare il perdono in una posizione privilegiata, all&#8217;interno di un opera che parla del risentimento, è per una certa deformazione cristiana (cattolica) ricevuta.<br />
E con deformazione non intendo solo quella assunta tramite l&#8217;educazione catechistica che non tutti possono dire di aver ricevuto, ma anche attraverso una certa cultura popolare (fatta di film, telefilm, talk show, cartoni e quant&#8217;altro) che non perde mai occasione di promuovere la funzione pedagogica del perdono.</p>
<p>Ovviamente il riferimento (esplicito perchè citato spesso da Slotedjik) è Nietzsche, quel Nietzsche &#8220;troppo ben educato&#8221; per sfuggire alla critica che lui stesso muove allo spirito occidentale. Ci ritroviamo in questo senso a combattere quegli spettri che volevamo definitivamente allontanare.</p>
<p>Credo che Sloterdjik con Ira e Tempo punti invece a sottolineare come anche il perdono, rientri alla fin fine all&#8217;interno di un punto di vista escatologico che, in quanto tale, è funzionale alla gestione/conservazione/trasformazione dell&#8217;ira. L&#8217;ira di tutti quelli che in fondo si sentono in credito nei confronti della società. Inoltre credo che in Ira e Tempo la questione dell&#8217;ira sia osservata più sul fronte del desiderio di rivalsa nella società (nei gruppi di persone, come nelle classi sociali) che sul fronte individuale. Anche se le due questioni si sovrappongono certamente.  </p>
<p>Infine penso che Sloterdjik abbia ben in mente il percorso di Nietzsche quando parla dell&#8217;ira. Quest&#8217;ultimo infatti più che al perdono aveva pensato all&#8217;oblio (declinato come probabilmente farebbero gli orientali). Il rischio di una cattiva gestione dell&#8217;ira, laddove cerchiamo di perdonare (come giustamente ha osservato Federico non possiamo certo &#8220;scegliere&#8221; di perdonare così su due piedi), è di rivolgere la rabbia contro noi stessi, sopire quella volontà di potenza che ci direbbe altrimenti di non farci mettere i piedi in testa, di non farci sottomettere.  </p>
<p>Da un punto di vista strettamente personale posso dire che cercare di perdonare mi abbia in alcuni casi sollevato da un peso, in altri spinto solo a rimandare un confronto comunque necessario, altrimenti mi è risultato semplicemente impossibile (o comunque mi ha dato meno soddisfazione che rivalermi). </p>
<p>C&#8217;è comunque un punto di contatto tra perdono e vendetta che non è stato indagato a sufficienza (o non è stato indagato affatto) ovvero quello che Sloterdjik chiama &#8220;dono&#8221;, &#8220;fare dono di sè&#8221;. Rispondiamo insomma al torto senza sottrarci all&#8217; incontro/scontro con gli altri, persino facendoci avanti noi stessi e chiedendo una risoluzione. Sarebbe allora interessante osservare come si configura questo dono di sè nella società della tecnica, se è ancora veramente possibile.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Federico Nasto</title>
		<link>http://passionipoststoria.com/2008/12/24/327/#comment-46</link>
		<dc:creator><![CDATA[Federico Nasto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 23:30:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://passionipoststoria.com/?p=327#comment-46</guid>
		<description><![CDATA[Mi accorgo sempre più, leggendo il testo &#039;&#039;Ira e tempo&#039;&#039; di Sloterdijk ma anche i post scritti fin qui su questo tema, quanto lo stesso autore non prenda quasi mai in considerazione l&#039;ipotesi della funzione incredibile del perdono. Attacca l&#039;orgoglio, eppure esso si potrebbe mettere da parte per una soluzione diciamo più civile. Quasi impossibile vedere questo tipo di atteggiamento nell&#039;essere umano ma non bisogna sottovalutare il potere del perdono. Quindi penso che la liberazione dallo spirito del risentimento possa avvenire con questa funzione, bastrebbe applicarsi ognuno di noi. Non c&#039;è nulla di apocadittico o religioso nelle mie parole, però guardando il testo mi sono chiesto perchè il filosofo tedesco non prenda in considerazione ciò. Sicuramente interessante prendere in esame l&#039;ira, o meglio vendetta, dello stesso Dio, la quale possa essere soggettiva( proviene dal Signore, come può essere un&#039;eventuale giorno del giudizio) o oggettiva (l&#039;uomo che fa le veci dell&#039;essere supremo), ma non bisogna neanche trascurare anche la via del perdono dello stesso Dio, in varie occasioni lo ha dimostrato. Così è anche tra gli esseri umani, tra amici, tra padre e figlio, tra uomo e donna. Quindi mi chiedo se la cultura del perdono possa essere una via o soluzione per fuggire dallo spirito di &#039;&#039;rassentment&#039;&#039;. Questa intuizione mi è venuta guardando un sito che spiega proprio il perdono! Nell&#039;uomo questo sentimento è stato spesso lacerato a favore della vendetta.

Vorrei riportare solamente le fasi del processo del perdono incredibilmente scomparse nel buio:

    * Decidere di perdonare

      - È una decisione cosciente che l&#039;individuo ha bisogno di prendere, anche se sa di non essere in grado di perdonare l&#039;offesa ricevuta. Decidere di perdonare, come suggerisce Louise Hay significa predisporsi a farlo anche se non si è ancora in grado e non si sa come realizzarlo. Come dice Louise Hay &quot;L&#039;Universo si occuperà di aiutarci&quot;.

      - La decisione non può essere presa senza aver almeno in &quot;parte scoperto&quot; e conosciuto la chiave di accesso al proprio dolore e alle offese fatte alla nostra persona nell&#039;infanzia e nell&#039;utero.

      - Scoprire i propri difetti comportamentali e caratteriali derivati dalla relazione con nostra madre e con nostro padre come conseguenza delle difese protettive inconsce messe in atto e del meccanismo inconscio di identificazione introiettiva che Freud definisce come madre e padre introiettati.

      - Trasformare la complicità e l&#039;indulgenza inconscia che abbiamo con tali difetti in accettazione amorosa cosciente, attraverso il perdono del nostro Bambino interiore e contemporaneamente verso il nostro adulto identificato nel genitore introiettato.

      - Vanno tuttavia tenuti ben distinti l&#039;adulto identificato e il bambino interiore, perché NOI SIAMO IL BAMBINO INTERIORE E NON L&#039;ADULTO IDENTIFICATO CON I GENITORI che è la nostra parte deformata e la causa delle nostre attuali sofferenze. Tenete ben presente che nessuno conosce il proprio Bambino Interiore e tutti credono che la loro parte autentica sia invece l&#039;adulto.
       
    * Trasformazione della complicità in perdono:

      - Perdonarsi significa scusare il proprio difetto comportamentale perché esso ci ha salvato da piccoli, ma fare costanti strategie, progetti, ragionamenti, propositi autentici per sciogliere piano, piano il difetto che ci riconosciamo.

      - Complicità invece significa scusarsi il difetto ma in modo falso e superficiale, oppure sentirsi in colpa in modo superficiale, al solo scopo di dimenticarsene subito fino alla prossima manifestazione dello stesso difetto comportamentale.
       
    * Per sapere se stiamo seguendo

      - il processo di complicità o di perdono, abbiamo una metodica speciale da mettere in atto, cioè, aiutarci con frasi di perdono e fiducia dette ad alta voce al nostro Bambino interiore, con la necessaria autenticità che ci è consentita in quel momento, al fine di amarlo e perdonarlo come insegna Louise Hay, verificando attraverso il &quot;sentire profondo&quot; se il grado e la percentuale di perdono rispetto alla complicità stia aumentando nel tempo, oppure rimanga inalterata.

      - Il sentire interno profondo, quando ci diciamo frasi amorose e di perdono ad alta voce, diventa un validissimo termometro per misurare il progredire del processo di perdono del Bambino Interiore e passare pian piano dalla totale complicità ad un profondo amore per noi stessi.

      - Altro importante test di controllo è vedere con occhi autentici i fatti e i comportamenti della nostra vita attuale in riferimento al difetto in considerazione al momento; se i comportamenti migliorano nel tempo stiamo procedendo bene, se ci comportiamo sempre nello stesso modo, non stiamo lavorando sufficientemente bene per aumentare il perdono e ridurre la complicità.

Insomma la domanda è: Può essere una via importante nello sviluppo per un comportamento migliori agli occhi della società? Può essere una via da applicare per vivere meglio con noi stessi e gli altri? Il perdono può sostituire il risentimento?]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi accorgo sempre più, leggendo il testo &#8221;Ira e tempo&#8221; di Sloterdijk ma anche i post scritti fin qui su questo tema, quanto lo stesso autore non prenda quasi mai in considerazione l&#8217;ipotesi della funzione incredibile del perdono. Attacca l&#8217;orgoglio, eppure esso si potrebbe mettere da parte per una soluzione diciamo più civile. Quasi impossibile vedere questo tipo di atteggiamento nell&#8217;essere umano ma non bisogna sottovalutare il potere del perdono. Quindi penso che la liberazione dallo spirito del risentimento possa avvenire con questa funzione, bastrebbe applicarsi ognuno di noi. Non c&#8217;è nulla di apocadittico o religioso nelle mie parole, però guardando il testo mi sono chiesto perchè il filosofo tedesco non prenda in considerazione ciò. Sicuramente interessante prendere in esame l&#8217;ira, o meglio vendetta, dello stesso Dio, la quale possa essere soggettiva( proviene dal Signore, come può essere un&#8217;eventuale giorno del giudizio) o oggettiva (l&#8217;uomo che fa le veci dell&#8217;essere supremo), ma non bisogna neanche trascurare anche la via del perdono dello stesso Dio, in varie occasioni lo ha dimostrato. Così è anche tra gli esseri umani, tra amici, tra padre e figlio, tra uomo e donna. Quindi mi chiedo se la cultura del perdono possa essere una via o soluzione per fuggire dallo spirito di &#8221;rassentment&#8221;. Questa intuizione mi è venuta guardando un sito che spiega proprio il perdono! Nell&#8217;uomo questo sentimento è stato spesso lacerato a favore della vendetta.</p>
<p>Vorrei riportare solamente le fasi del processo del perdono incredibilmente scomparse nel buio:</p>
<p>    * Decidere di perdonare</p>
<p>      &#8211; È una decisione cosciente che l&#8217;individuo ha bisogno di prendere, anche se sa di non essere in grado di perdonare l&#8217;offesa ricevuta. Decidere di perdonare, come suggerisce Louise Hay significa predisporsi a farlo anche se non si è ancora in grado e non si sa come realizzarlo. Come dice Louise Hay &#8220;L&#8217;Universo si occuperà di aiutarci&#8221;.</p>
<p>      &#8211; La decisione non può essere presa senza aver almeno in &#8220;parte scoperto&#8221; e conosciuto la chiave di accesso al proprio dolore e alle offese fatte alla nostra persona nell&#8217;infanzia e nell&#8217;utero.</p>
<p>      &#8211; Scoprire i propri difetti comportamentali e caratteriali derivati dalla relazione con nostra madre e con nostro padre come conseguenza delle difese protettive inconsce messe in atto e del meccanismo inconscio di identificazione introiettiva che Freud definisce come madre e padre introiettati.</p>
<p>      &#8211; Trasformare la complicità e l&#8217;indulgenza inconscia che abbiamo con tali difetti in accettazione amorosa cosciente, attraverso il perdono del nostro Bambino interiore e contemporaneamente verso il nostro adulto identificato nel genitore introiettato.</p>
<p>      &#8211; Vanno tuttavia tenuti ben distinti l&#8217;adulto identificato e il bambino interiore, perché NOI SIAMO IL BAMBINO INTERIORE E NON L&#8217;ADULTO IDENTIFICATO CON I GENITORI che è la nostra parte deformata e la causa delle nostre attuali sofferenze. Tenete ben presente che nessuno conosce il proprio Bambino Interiore e tutti credono che la loro parte autentica sia invece l&#8217;adulto.</p>
<p>    * Trasformazione della complicità in perdono:</p>
<p>      &#8211; Perdonarsi significa scusare il proprio difetto comportamentale perché esso ci ha salvato da piccoli, ma fare costanti strategie, progetti, ragionamenti, propositi autentici per sciogliere piano, piano il difetto che ci riconosciamo.</p>
<p>      &#8211; Complicità invece significa scusarsi il difetto ma in modo falso e superficiale, oppure sentirsi in colpa in modo superficiale, al solo scopo di dimenticarsene subito fino alla prossima manifestazione dello stesso difetto comportamentale.</p>
<p>    * Per sapere se stiamo seguendo</p>
<p>      &#8211; il processo di complicità o di perdono, abbiamo una metodica speciale da mettere in atto, cioè, aiutarci con frasi di perdono e fiducia dette ad alta voce al nostro Bambino interiore, con la necessaria autenticità che ci è consentita in quel momento, al fine di amarlo e perdonarlo come insegna Louise Hay, verificando attraverso il &#8220;sentire profondo&#8221; se il grado e la percentuale di perdono rispetto alla complicità stia aumentando nel tempo, oppure rimanga inalterata.</p>
<p>      &#8211; Il sentire interno profondo, quando ci diciamo frasi amorose e di perdono ad alta voce, diventa un validissimo termometro per misurare il progredire del processo di perdono del Bambino Interiore e passare pian piano dalla totale complicità ad un profondo amore per noi stessi.</p>
<p>      &#8211; Altro importante test di controllo è vedere con occhi autentici i fatti e i comportamenti della nostra vita attuale in riferimento al difetto in considerazione al momento; se i comportamenti migliorano nel tempo stiamo procedendo bene, se ci comportiamo sempre nello stesso modo, non stiamo lavorando sufficientemente bene per aumentare il perdono e ridurre la complicità.</p>
<p>Insomma la domanda è: Può essere una via importante nello sviluppo per un comportamento migliori agli occhi della società? Può essere una via da applicare per vivere meglio con noi stessi e gli altri? Il perdono può sostituire il risentimento?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

