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	<title>Commenti a: Elogio dell&#8217;ignavia &#8211; Come salvare Julian [di Fabio Piloni]</title>
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	<description>Di che appassionarsi, se la nostra Storia è finita?</description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 Apr 2011 11:20:24 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Roberto Punzo</title>
		<link>http://passionipoststoria.com/2009/01/14/elogio-dellignavia-come-salvare-julian-di-fabio-piloni/#comment-43</link>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Punzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 08:07:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche l’ignavo agisce. Il suo è un comportamento. Cosa diversa è dire del comportamento ignavo. Il dire sostituisce il comportamento. “Mentre si compivano delle azioni reali, il loro racconto rispondeva alla domanda sul perché gli uomini di solito facciano qualcosa piuttosto che nulla.” (1) Fermo restando che anche fare nulla, il non fare, è un fare, il perché atterrebbe al racconto, non all’azione o non azione che sia compiuta. Nel racconto si parlerebbe forse della motivazione relativa a detto agire. 
In questione è l’utopia della vita motivata (2): Sloterdijk, rivalutando le passioni timotiche, osserva che “entro il campo della lotta per il riconoscimento, l’uomo diventa quell’animale surreale che rischia la sua vita per dei brandelli colorati, per una bandiera …”. (3)
Per un racconto occorre un linguaggio. Se il linguaggio è il principale mezzo del rifiuto dell’uomo ad accettare il mondo per quello che è, come ha scritto George Steiner, (4) il carattere motivato di una vita, il carattere potenzialmente surreale dell’animalità umana appaiono evidentemente utopici nella realtà. Ma se l’utopia è un’illusione, per la quale giochiamo e siamo giocati, si potrebbe parlare dell’alterazione della realtà non in quanto ingannevole. Piuttosto in quanto propositiva, costruttiva, rispetto all’indifferente, al sempre uguale, al dato. Cosa dovremmo accettare della realtà del mondo: che il forte prevalga sul debole, l’armato sull’inerme, che l’ultimo rimanga sempre ultimo perché possa sempre esserci un primo, magari sempre lo stesso? Che chi non mangia continui a non mangiare per permettere ad altri di mangiare di più? Che il diverso sia escluso naturalmente a meno di non diventare uguale? Che la differenza sia una minaccia? Rifiutare, porsi contro, può essere utile alla vita.
Può darsi una vita motivata che non sia illusione? Se illusione ha da essere, quale? Perché una e non un’altra? Si vorrebbe forse proporre un’assiologia delle illusioni? Secondo quali criteri? La minore o maggiore illusorietà dell’illusione? L’illusione non sarebbe la realtà. Forse, sarebbe la realtà di cui si parla. Tuttavia, il bisogno di illusioni utili alla vita avrebbe battuto la verità, secondo Sloterdijk, per effetto della desecolarizzazione quotidiana in atto (5). Domando: quale verità? 
Wittgenstein ci ha avvertiti (6). Anche nel citare Lakoff (7), il linguaggio, per il quale siamo più parlati che parlanti, ci gioca brutti scherzi: biconcettualismo NEL cervello? Il biconcettualismo è detto, dallo stesso Lakoff, dei comportamenti: “His progressive worldview appears in his staunch support of environmental protection, abortion rights, and workers&#039; rights. His conservative worldview emerges in areas like his support of faith-based initiatives, school vouchers, and most notably, the current policy on Iraq.” (8) Come già citato all’inizio: “Mentre si compivano delle azioni reali, il loro racconto rispondeva alla domanda sul perché gli uomini di solito facciano qualcosa piuttosto che nulla.” (9) Anche quella di Lakoff è una narrazione, la sua. Altrimenti, provate a chiedere ai neuroni il loro autentico punto di vista (10)  e sentite che vi dicono ... I comportamenti di voto interessano Lakoff; la loro attivazione interessa Lakoff; “A given political worldview can be activated by language.” (11). Sorbole: la visione politica del mondo sarebbe un prius del linguaggio?! Spesso mi ripeto: it’s the language, stupid.(12) 
E voi, che dite?




(1)	“Ira e tempo” di P. Sloterdijk, Meltemi, Roma, 2007, pag. 10.
(2)	Ivi, pag. 17.
(3)	Ivi, pag. 31.
(4)	“Language is the main instrument of man’s refusal to accept the world as it is”, in “After Babel” di George Steiner, Oxford University Press, Oxford, 1998, pag. 228.
(5)	“Ira e tempo” di P. Sloterdijk, Meltemi, Roma, 2007, pag. 225.
(6)	“Ricerche filosofiche” di Ludwig Wittgenstein, Einaudi, Torino, 1999.
(7)	http://www.huffingtonpost.com/george-lakoff/biconceptualism_b_30396.html
(8)	Ivi
(9)	“Ira e tempo” di P. Sloterdijk, Meltemi, Roma, 2007, pag. 10.
(10)	“Biconceptualism makes sense from the perspective of the brain and the mechanism of neural computation”. In http://www.huffingtonpost.com/george-lakoff/biconceptualism_b_30396.html
(11)	 Ivi
(12)	http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/byelection/2015038/Gordon-Brown-It%27s-the-economy,-stupid!.html]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche l’ignavo agisce. Il suo è un comportamento. Cosa diversa è dire del comportamento ignavo. Il dire sostituisce il comportamento. “Mentre si compivano delle azioni reali, il loro racconto rispondeva alla domanda sul perché gli uomini di solito facciano qualcosa piuttosto che nulla.” (1) Fermo restando che anche fare nulla, il non fare, è un fare, il perché atterrebbe al racconto, non all’azione o non azione che sia compiuta. Nel racconto si parlerebbe forse della motivazione relativa a detto agire.<br />
In questione è l’utopia della vita motivata (2): Sloterdijk, rivalutando le passioni timotiche, osserva che “entro il campo della lotta per il riconoscimento, l’uomo diventa quell’animale surreale che rischia la sua vita per dei brandelli colorati, per una bandiera …”. (3)<br />
Per un racconto occorre un linguaggio. Se il linguaggio è il principale mezzo del rifiuto dell’uomo ad accettare il mondo per quello che è, come ha scritto George Steiner, (4) il carattere motivato di una vita, il carattere potenzialmente surreale dell’animalità umana appaiono evidentemente utopici nella realtà. Ma se l’utopia è un’illusione, per la quale giochiamo e siamo giocati, si potrebbe parlare dell’alterazione della realtà non in quanto ingannevole. Piuttosto in quanto propositiva, costruttiva, rispetto all’indifferente, al sempre uguale, al dato. Cosa dovremmo accettare della realtà del mondo: che il forte prevalga sul debole, l’armato sull’inerme, che l’ultimo rimanga sempre ultimo perché possa sempre esserci un primo, magari sempre lo stesso? Che chi non mangia continui a non mangiare per permettere ad altri di mangiare di più? Che il diverso sia escluso naturalmente a meno di non diventare uguale? Che la differenza sia una minaccia? Rifiutare, porsi contro, può essere utile alla vita.<br />
Può darsi una vita motivata che non sia illusione? Se illusione ha da essere, quale? Perché una e non un’altra? Si vorrebbe forse proporre un’assiologia delle illusioni? Secondo quali criteri? La minore o maggiore illusorietà dell’illusione? L’illusione non sarebbe la realtà. Forse, sarebbe la realtà di cui si parla. Tuttavia, il bisogno di illusioni utili alla vita avrebbe battuto la verità, secondo Sloterdijk, per effetto della desecolarizzazione quotidiana in atto (5). Domando: quale verità?<br />
Wittgenstein ci ha avvertiti (6). Anche nel citare Lakoff (7), il linguaggio, per il quale siamo più parlati che parlanti, ci gioca brutti scherzi: biconcettualismo NEL cervello? Il biconcettualismo è detto, dallo stesso Lakoff, dei comportamenti: “His progressive worldview appears in his staunch support of environmental protection, abortion rights, and workers&#8217; rights. His conservative worldview emerges in areas like his support of faith-based initiatives, school vouchers, and most notably, the current policy on Iraq.” (8) Come già citato all’inizio: “Mentre si compivano delle azioni reali, il loro racconto rispondeva alla domanda sul perché gli uomini di solito facciano qualcosa piuttosto che nulla.” (9) Anche quella di Lakoff è una narrazione, la sua. Altrimenti, provate a chiedere ai neuroni il loro autentico punto di vista (10)  e sentite che vi dicono &#8230; I comportamenti di voto interessano Lakoff; la loro attivazione interessa Lakoff; “A given political worldview can be activated by language.” (11). Sorbole: la visione politica del mondo sarebbe un prius del linguaggio?! Spesso mi ripeto: it’s the language, stupid.(12)<br />
E voi, che dite?</p>
<p>(1)	“Ira e tempo” di P. Sloterdijk, Meltemi, Roma, 2007, pag. 10.<br />
(2)	Ivi, pag. 17.<br />
(3)	Ivi, pag. 31.<br />
(4)	“Language is the main instrument of man’s refusal to accept the world as it is”, in “After Babel” di George Steiner, Oxford University Press, Oxford, 1998, pag. 228.<br />
(5)	“Ira e tempo” di P. Sloterdijk, Meltemi, Roma, 2007, pag. 225.<br />
(6)	“Ricerche filosofiche” di Ludwig Wittgenstein, Einaudi, Torino, 1999.<br />
(7)	<a href="http://www.huffingtonpost.com/george-lakoff/biconceptualism_b_30396.html" rel="nofollow">http://www.huffingtonpost.com/george-lakoff/biconceptualism_b_30396.html</a><br />
(8)	Ivi<br />
(9)	“Ira e tempo” di P. Sloterdijk, Meltemi, Roma, 2007, pag. 10.<br />
(10)	“Biconceptualism makes sense from the perspective of the brain and the mechanism of neural computation”. In <a href="http://www.huffingtonpost.com/george-lakoff/biconceptualism_b_30396.html" rel="nofollow">http://www.huffingtonpost.com/george-lakoff/biconceptualism_b_30396.html</a><br />
(11)	 Ivi<br />
(12)	<a href="http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/byelection/2015038/Gordon-Brown-It%27s-the-economy,-stupid" rel="nofollow">http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/byelection/2015038/Gordon-Brown-It%27s-the-economy,-stupid</a>!.html</p>
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		<title>Di: Mauro Savino</title>
		<link>http://passionipoststoria.com/2009/01/14/elogio-dellignavia-come-salvare-julian-di-fabio-piloni/#comment-42</link>
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Savino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 15:43:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una prospettiva molto interessante. Molti dei problemi del modus vivendi occidentale provengono da questa necessità di ponderare. Di dare l&#039;assenso. Lo stesso illuminismo conobbe le sue eccezioni al &quot;fondamentalismo&quot; della ragione, una per tutte Kant che criticò la medietà aristotelica (il medio rispetto a qualcosa può ben essere eccessivo rispetto a qualcos&#039;altro). Pure, le  osservazioni ch lei fa mi riportano inevitabilmente alla diatribè tra Sesto e gli stoici: quella divina epoké che non stava né da una parte né dall&#039;altra. Ma come resistere alla &quot;necessità&quot; della scelta quando ad imporla sono gli Agostino, i Lutero, i Cartesio? Pur senza essere pirroniani d.o.c., si potrebbe fare come Erasmo che rispose all&#039;infiammato Lutero-1525 che se la chiesa non era proprio una congrega di santi, per lo meno aveva una tradizione, meglio quella che interpretare la Bibbia &quot;secondo coscienza&quot;...Ora, e conseguentemente, non si deve credere che lo scettico sia &quot;immobile&quot;: solo, invece di comprendere, intende, si adegua alla situazione del momento, si rende conto che non c&#039;è &quot;un bel niente da conoscere.&quot; Se mi si passa lo sfogo rancoroso, oserei dire che lo studente di filosofia, in Italia almeno, oggi come oggi, è massimamente pirroniano. &quot;Sa&quot; che ha scelto male (con la filosofia si muore di fame) ma &quot;intende&quot; che non saprebbe che altro fare. Ou mallon, dunque. Un cinese di casa a Los Angeles forse direbbe &quot;don&#039;t think, feel!&quot;]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una prospettiva molto interessante. Molti dei problemi del modus vivendi occidentale provengono da questa necessità di ponderare. Di dare l&#8217;assenso. Lo stesso illuminismo conobbe le sue eccezioni al &#8220;fondamentalismo&#8221; della ragione, una per tutte Kant che criticò la medietà aristotelica (il medio rispetto a qualcosa può ben essere eccessivo rispetto a qualcos&#8217;altro). Pure, le  osservazioni ch lei fa mi riportano inevitabilmente alla diatribè tra Sesto e gli stoici: quella divina epoké che non stava né da una parte né dall&#8217;altra. Ma come resistere alla &#8220;necessità&#8221; della scelta quando ad imporla sono gli Agostino, i Lutero, i Cartesio? Pur senza essere pirroniani d.o.c., si potrebbe fare come Erasmo che rispose all&#8217;infiammato Lutero-1525 che se la chiesa non era proprio una congrega di santi, per lo meno aveva una tradizione, meglio quella che interpretare la Bibbia &#8220;secondo coscienza&#8221;&#8230;Ora, e conseguentemente, non si deve credere che lo scettico sia &#8220;immobile&#8221;: solo, invece di comprendere, intende, si adegua alla situazione del momento, si rende conto che non c&#8217;è &#8220;un bel niente da conoscere.&#8221; Se mi si passa lo sfogo rancoroso, oserei dire che lo studente di filosofia, in Italia almeno, oggi come oggi, è massimamente pirroniano. &#8220;Sa&#8221; che ha scelto male (con la filosofia si muore di fame) ma &#8220;intende&#8221; che non saprebbe che altro fare. Ou mallon, dunque. Un cinese di casa a Los Angeles forse direbbe &#8220;don&#8217;t think, feel!&#8221;</p>
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