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	<title>Commenti a: Felicità tra erotica e timotica</title>
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	<description>Di che appassionarsi, se la nostra Storia è finita?</description>
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		<title>Di: Ariemma</title>
		<link>http://passionipoststoria.com/2009/01/27/felicita-tra-erotica-e-timotica/#comment-58</link>
		<dc:creator><![CDATA[Ariemma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 22:44:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Trovo questo corso davvero molto interessante. Utilissimo per le mie ricerche, dato che mi occupo di filosofia dell&#039;esposizione]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo questo corso davvero molto interessante. Utilissimo per le mie ricerche, dato che mi occupo di filosofia dell&#8217;esposizione</p>
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		<title>Di: Francesco Santosuosso</title>
		<link>http://passionipoststoria.com/2009/01/27/felicita-tra-erotica-e-timotica/#comment-55</link>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Santosuosso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 08:15:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&lt;strong&gt;Il caso Englaro e la post-storia (Francesco Santosuosso)&lt;/strong&gt;

“Strani giorni, viviamo strani giorni”, canta Franco Battiato in una celebre canzone e in effetti, nelle ultime settimane, davvero la società civile davanti al caso Englaro si è trovata di fronte a quel “vuoto dell’essere”  heideggeriano, mettendo quindi sulla piazza un surplus emotivo con cui la stessa collettività si sta ubriacando.
Utilizzando le categorie di Sloterdijk, Eluana Englaro potrebbe rappresentare se non direttamente una banca dell’ira, almeno un tesoriere di quest’ultima; i diciassette anni di stato vegetativo sono a mio avviso proprio quel tempo necessario per accumulare ira e scatenare la rivoluzione, infatti  per  Lenin ”chi rinuncia all’omicidio del principe un giorno otterrà la sua salma”.
La morte della Englaro ha creato un precedente da cui ormai è impossibile tornare indietro: l’intrusione del mondo politico ha inoltre evidenziato una  precaria e inadeguata conoscenza del terreno in cui ci si muove.
I provvedimenti del governo hanno le radici in sentieri erotici già percorsi, l’opposizione invece  ha tentato di muoversi su binari timotici senza però offrire soluzione pragmatiche  o pseudo tali come quelle  offerte dal premier; a fermarsi non è stato solo il cuore e il respiro della Englaro, ma anche la storia della società civile.
Ci ritroviamo ora nella post-storia  ed è inutile cercare risposte e soluzioni se non in questo terreno; la rivoluzione potrebbe essere già avvenuta e potrebbe essere rappresentata dal fatto che in uno stato  solo formalmente  laico come l’Italia, dove la morale cristiana a lungo ha imposto dogmi  e silenzio circa questioni etiche, ora si inizia a discutere ad esempio del  testamento biologico, nel tentativo di restituire in tal modo il libero arbitrio all’individuo almeno sulle scelte ultime.

Francesco Santosuosso]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il caso Englaro e la post-storia (Francesco Santosuosso)</strong></p>
<p>“Strani giorni, viviamo strani giorni”, canta Franco Battiato in una celebre canzone e in effetti, nelle ultime settimane, davvero la società civile davanti al caso Englaro si è trovata di fronte a quel “vuoto dell’essere”  heideggeriano, mettendo quindi sulla piazza un surplus emotivo con cui la stessa collettività si sta ubriacando.<br />
Utilizzando le categorie di Sloterdijk, Eluana Englaro potrebbe rappresentare se non direttamente una banca dell’ira, almeno un tesoriere di quest’ultima; i diciassette anni di stato vegetativo sono a mio avviso proprio quel tempo necessario per accumulare ira e scatenare la rivoluzione, infatti  per  Lenin ”chi rinuncia all’omicidio del principe un giorno otterrà la sua salma”.<br />
La morte della Englaro ha creato un precedente da cui ormai è impossibile tornare indietro: l’intrusione del mondo politico ha inoltre evidenziato una  precaria e inadeguata conoscenza del terreno in cui ci si muove.<br />
I provvedimenti del governo hanno le radici in sentieri erotici già percorsi, l’opposizione invece  ha tentato di muoversi su binari timotici senza però offrire soluzione pragmatiche  o pseudo tali come quelle  offerte dal premier; a fermarsi non è stato solo il cuore e il respiro della Englaro, ma anche la storia della società civile.<br />
Ci ritroviamo ora nella post-storia  ed è inutile cercare risposte e soluzioni se non in questo terreno; la rivoluzione potrebbe essere già avvenuta e potrebbe essere rappresentata dal fatto che in uno stato  solo formalmente  laico come l’Italia, dove la morale cristiana a lungo ha imposto dogmi  e silenzio circa questioni etiche, ora si inizia a discutere ad esempio del  testamento biologico, nel tentativo di restituire in tal modo il libero arbitrio all’individuo almeno sulle scelte ultime.</p>
<p>Francesco Santosuosso</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Roberto Punzo</title>
		<link>http://passionipoststoria.com/2009/01/27/felicita-tra-erotica-e-timotica/#comment-48</link>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Punzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 20:10:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://passionipoststoria.com/?p=404#comment-48</guid>
		<description><![CDATA[Ma dove sta scritto che l’uomo aspira alla felicità? 
Solo gli inglesi lo fanno, avrebbe scritto Nietzsche, come ricorda il nostro Sloterdijk. (1) Riguardo alla speranza, l’ironia è piuttosto maligna, velenosa, &lt;&gt;, dichiara in un’intervista il critico letterario George Steiner, che considera come nella ‘democrazia americana’, in una terra votata a che le cose lunedì prossimo saranno migliori di quanto siano questo lunedì, votata al sogno che sempre più persone saranno felici rispetto a quelle del passato, l’ironia è scarsa: anzi, l’ironia è lesa maestà. (2)
Nel continente europeo, quell’ironia prospera, velenosa riguardo alla speranza. Come si può essere liberi di scegliere il destino che ci determina, &lt;&gt; (3)? Bando all’interiorità e &lt;&gt;, con il &lt;&gt;. (4) Le passioni timotiche possono alimentare quella possibilità di decisione, di assumersi la responsabilità di un fondamento nella sua infondatezza, purché condiviso, comune, di chi compie il proprio incarico (munus) insieme con (cum) altri (5)?

(1)	“Ira e tempo” di P. Sloterdijk, Meltemi editore, Roma, pag. 47.
(2)	http://it.youtube.com/watch?v=7bEeAiVnGbM (dal minuto 0:17:50 al 0:18:30).
(3)	“Lo psicanalista e la città. L’inconscio e il discorso del capitalista”, di M. Recalcati, manifesto libri, Roma, pag. 91.
(4)	Ivi, pag. 60.
(5)	Voce ‘Comune’ in “Dizionario etimologico della lingua italiana” di M. Cortellazzo e P. Zolli, Zanichelli, Bologna, 1979, vol.1/A-C, pag. 263.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma dove sta scritto che l’uomo aspira alla felicità?<br />
Solo gli inglesi lo fanno, avrebbe scritto Nietzsche, come ricorda il nostro Sloterdijk. (1) Riguardo alla speranza, l’ironia è piuttosto maligna, velenosa, &lt;&gt;, dichiara in un’intervista il critico letterario George Steiner, che considera come nella ‘democrazia americana’, in una terra votata a che le cose lunedì prossimo saranno migliori di quanto siano questo lunedì, votata al sogno che sempre più persone saranno felici rispetto a quelle del passato, l’ironia è scarsa: anzi, l’ironia è lesa maestà. (2)<br />
Nel continente europeo, quell’ironia prospera, velenosa riguardo alla speranza. Come si può essere liberi di scegliere il destino che ci determina, &lt;&gt; (3)? Bando all’interiorità e &lt;&gt;, con il &lt;&gt;. (4) Le passioni timotiche possono alimentare quella possibilità di decisione, di assumersi la responsabilità di un fondamento nella sua infondatezza, purché condiviso, comune, di chi compie il proprio incarico (munus) insieme con (cum) altri (5)?</p>
<p>(1)	“Ira e tempo” di P. Sloterdijk, Meltemi editore, Roma, pag. 47.<br />
(2)	<a href="http://it.youtube.com/watch?v=7bEeAiVnGbM" rel="nofollow">http://it.youtube.com/watch?v=7bEeAiVnGbM</a> (dal minuto 0:17:50 al 0:18:30).<br />
(3)	“Lo psicanalista e la città. L’inconscio e il discorso del capitalista”, di M. Recalcati, manifesto libri, Roma, pag. 91.<br />
(4)	Ivi, pag. 60.<br />
(5)	Voce ‘Comune’ in “Dizionario etimologico della lingua italiana” di M. Cortellazzo e P. Zolli, Zanichelli, Bologna, 1979, vol.1/A-C, pag. 263.</p>
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